Isabella Ferrari ROMA - E' una tiepida sera capitolina di fine agosto, lei
è appena rientrata da un pomeriggio a piazza di Spagna e da una puntata al
supermercato. Una vita senza capricci da diva, quella di Isabella Ferrari.
Ma con una novità in arrivo: l'attrice sta per partire per la Mostra di Venezia,
dove vestirà gli inediti panni di giurato. Chiamata - con altri quattro "addetti
ai lavori", provenienti da mezzo mondo - a giudicare la migliore opera prima,
tra tutte quelle presentate nelle diverse sezioni del Festival. "Sono emozionata,
incuriosita, da questo nuovo compito - racconta - quando vado al Lido a presentare
sono divorata dall'ansia, stavolta invece no...".
E' la sua prima esperienza, come giurato di un festival internazionale?
"No, mi è già capitato in passato, ad esempio anni fa sono stata nella giuria
della rassegna sul cinema giovane a Ginevra, ricordo che con me c'era Chabrol.
Ma è passato molto tempo, per cui l'esperienza mi sembra nuova: è tutto talmente
sconosciuto... E poi in questo caso, a Venezia, si è di più sotto i riflettori.
Sono molto curiosa di conoscere i mie colleghi della giuria del premio De
Laurentiis (quello dedicato appunto alle migliori opere prime, ndr), anche
se nessuno di loro parlerà italiano: questo un po' mi terrorizza".
Insomma da parte sua c'è grande entusiasmo.
"Sì: dopo aver lavorato continuamente, per tanti anni, in questa fase della
mia vita sento il bisogno di sperimentare. A Venezia avrò uno sguardo da
studente, mi piace la possibilità di trascorrere le giornate parlando di
cinema, confrontando le mie idee con quelle degli altri. Producendo quindi,
in qualche modo, cultura. Non starò a pensare solo alle mie mise e ai fotografi".
Le piace l'idea di giudicare film di registi al debutto?
"Per me la cosa più interessante è proprio il discorso delle opere prime:
nella giuria del concorso principale mi sentirei troppo in vista, come madrina
della manifestazione dovrei pensare troppo al look... In questo modo, invece,
posso concentrarmi sulla visione di giovani registi di tutto il mondo, da
un osservatorio privilegiato. Ed è chiaro che mi impegnerò, nel mio lavoro
di giurato: mi piace far bene anche le piccole cose".
Cosa pensa di questa Mostra "blindata" per motivi di sicurezza?
"Viviamo già nella paura: mi spaventa l'idea di prendere un treno, di andare
alla stazione Termini. Quando tornerò, non credo che porterò i miei figli
a fare shopping a piazza di Spagna. Ma almeno a Venezia, cercherò di rilassarmi,
di non vedere quel lato della faccenda".
Tornando al suo ruolo di giurato, pensa che riuscirà a essere obiettiva verso
film italiani?
"Credo che affronterò questo compito con un grande senso di libertà, senza
pregiudizi o provincialismi: sarò totalmente aperta agli altri giurati e
ai film che vedrò".
Restando sul cinema italiano, lei recentemente ha sottolineato i pochi ruoli
femminili forti di casa nostra. A Venezia, però, vengono presentati, in concorso,
due pellicole con donne protagoniste assolute: La bestia nel cuore di Cristina
Comencini, con Giovanna Mezzogiorno, e I giorni dell'abbandono di Roberto
Faenza, con Margherita Buy.
"Penso che ci sia di nuovo grande desiderio e grande interesse a rivedere
le donne sullo schermo: altrove è sempre stato così, in Italia questo aspetto
si era perduto. In particolare sono molto curiosa di vedere la Buy: io ho
letto il libro di Elena Ferrante (da cui il film è tratto, ndr), si tratta
di un ruolo molto forte. Un ruolo che avrei visto benissimo anche per me...
comunque pazienza, e poi la Buy sarà bravissima".
In effetti, quello del film di Faenza è un personaggio a tinte forti...
"E non da ragazzina: credo che questo rappresenti anche una speranza per
le attrici della mia età".
Spera che al Lido ci sarà una buona accoglienza, per le pellicole di casa
nostra?
"Io amo molto il cinema italiano, c'è molto bisogno che si risollevi. Sono
tra le poche italiane nelle varie giurie: ci sono Dante Ferretti, Mimmo Rotella,
Valerio Mastrandrea... vorrei che tutti insieme, confrontando e scambiando
idee, riuscissimo a dare il nostro contributo, anche se piccolo, per la causa
del nostro cinema. Tutti dobbiamo fare qualcosa".
Crede che riuscirà a vedere anche altri film, oltre a quelli legati all'attività
di giurato?
"Spero proprio di sì, anche se già ne dovrò vedere per lavoro due al giorno,
forse un terzo sarebbe troppo... certamente non mi perderò I giorni dell'abbandono.
E certamente non sarò un giurato chiuso nella sua stanza, anche se ho scelto
un albergo appartato: come ho già detto voglio che sia un periodo all'insegna
del dialogo, della sperimentazione".
E dopo Venezia, cosa l'aspetta?
"Ho partecipato, con un piccolo ruolo, all'ultimo film di Michele Soavi,
che uscirà in febbraio. A settembre, invece, debutterò nei cinema francesi
con L'anniversaire di Diane Kurys, in cui sono tra i protagonisti. Un film
carino e commovente. Per il futuro, invece, non so: per ora, dopo aver lavorato
tanto, sono in una fase in cui mi va anche di leggere, di discutere, di andare
al cinema".
La Repubblica (29 agosto 2005)
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